COMUNITA' BETANIA

COMUNITA' BETANIA

La Comunità d’accoglienza e di servizio “Betania” Onlus è nata nel ottobre del 1983 dalla disponibilità di Don Luigi Valentini come normale sviluppo di una convivenza comunitaria di giovani che avevano maturato la scelta dell’obiezione di coscienza, dell’impegno nella promozione della pace e di un servizio a persone in difficoltà.

Lo spirito della Comunità può essere riassunto dallo slogan: ripartire dagli ultimi…

Nel nostro lavoro cerchiamo di conservare un’impostazione di tipo famigliare, non istituzionale. Per  noi la persona viene prima del suo problema. La Comunità “Betania” è aperta a tutti e una volta entrati ci si misura con una pratica di vita comune la quale propone le sue “regole del gioco” invitando tutti a misurarsi con la quotidianità.

Dopo ventotto anni, non ostante le mutate condizioni sociali la Comunità rimane una presenza dialogica, aperta al territorio e presente nei suoi processi di evoluzione, ma che allo stesso tempo mantiene parametri di verifica ben codificati senza modificare l’anima iniziale.

Oggi Betania è accreditata con la Regione Emilia-Romagna e mette a disposizione 49 posti per inserimenti in comunità terapeutica riabilitativa per persone con problemi di dipendenza. Attualmente abbiamo tre sedi per lo sviluppo del programma terapeutico: la sede principale a Marore, “La Speranza” a Borghetto di Noceto, “Cascina Ghaira” a Fontanellato; ad esse s’aggiungono la Fenice a Coloreto destinata al reinserimento, “Casa Francesco” a Marore per persone sieropositive e ammalati di AIDS e  “Casa Ninetta” di Martorano per progetti di Bassa Soglia e per l’accoglienza di stranieri.

All’interno della rete integrata di Sevizi territoriali del pubblico e del privato sociale nell’ottica di una strategia globale di recupero dei tossicodipendenti, acquistano particolare rilievo gli interventi cosi detti di riduzione del danno (interventi di bassa soglia).

Un cospicuo numero di persone tossicodipendenti, fortemente segnato da problematiche sanitarie e sociali, fanno parte del popolo della strada e dei senza fissa dimora. Per loro le sostanze legali e illegali costituiscono, paradossalmente, un rifugio, fugace  ma dall’effetto illusorio: tolgono la fame, fanno sentire meno freddo, smorzano la sofferenza fisica e mentale, tacitano le ansie,riducono la percezione del pericolo, così come riescono a conciliare il sonno in condizioni anche molto difficili. Sembrano poter restituire speranza, alleviano la solitudine e, soprattutto, consentono sprazzi di piacere. Poco importa se la conseguenza, il prezzo da pagare, può improvvisamente diventare molto alto: l’overdose, le molte malattie, il carcere e comunque una vita di marginalità che può talvolta arrivare fino al decesso.

Il contatto di queste persone “marginali” con il Sistema dei Servizi avviene principalmente in modo sporadico, in presenza di problematiche evidenti alla  situazione d’emergenza.

I Servizi di riduzione del danno: intervento in strada, accoglienza notturna, mense e drop-in, accesso ai luoghi per l’igiene personale alle prime cure mediche, vogliono essere invece una risposta strutturata per questa popolazione fortemente a rischio. La caratteristica che accomuna questi intereventi è la vicinanza, la prossimità relazionale con un basso criterio di accesso al servizio, e per questo sono definiti anche “Servizi di prossimità”.

La convinzione che li sorregge è che l’uomo, se aiutato, può in ogni momento aprirsi ad un nuovo  progetto di vita per cambiare la sua condizione esistenziale. E l’esperienza ci dimostra che il “prendersi cura” di persone con una lunga storia di dipendenza e emarginazione è, tante volte, presupposto concreto per aprire successivi spiragli di “cura”.

In sintesi questi gli obiettivi fondamentali delle strategie di riduzione del danno:

► riduzione della mortalità per overdose, per malattia, per “incidenti” causati dall’uso/abuso di sostanze stupefacenti illegali e legali

► contenimento dei danni e dei rischi (individuali e collettivi) legati all’uso di sostanze stupefacenti

► miglioramento delle condizioni di salute della popolazione  tossicodipendente

► riduzione delle condizioni di emarginazione e isolamento fornendo risposte ai bisogni primari: dormire, mangiare, lavarsi, vestirsi, avere un luogo dove passare un tratto di tempo e socializzare

►Tutela e  responsabilizzazione dei comportamenti a più alto rischio di danno

► attivazione di una relazione d’aiuto significativa

► favorire l’accesso alla rete dei Servizi

I Servizi di riduzione del danno sono quindi interventi di accoglienza, di tutela, di tregua, di sosta, di soccorso. La loro dimensione è occasionale si punta  ad obiettivi concreti, circoscritti e possibilmente fruibili subito; vi si instaurano rapporti diretti, transitori e nella maggior parte dei casi intermittenti e fatti a più mani.

Come osservazioni “finali” è importante portare l’attenzione a due concetti fondamentali, ma ancora purtroppo sottovalutati : primo, da sempre gli interventi di riduzione del danno non solo non si sono mostrati in contrapposizione agli interventi riabilitativi, ma anzi sono risultati sinergici e spesso hanno dato la spinta decisiva nella costruzione di percorsi di graduale superamento dello stato di emarginazione; secondo, è necessaria una piena consapevolezza, da parte di tutti, della profonda ricaduta del lavoro svolto con le fasce marginali, in termini di sanità pubblica e di sicurezza pubblica. Solo in questo modo risulterà chiaro quanto investire in questa direzione si traduca in un “risparmio”di spesa in molti altri settori.

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